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0-0 palla al centro

È finita come poteva, come doveva. Mi sembra dica così una canzone d’amore e così la nostra appassionata ricerca di un tentativo di salvare la Terra dal cambiamento climatico. Pochi soldi, forse. Nessun taglio certo alle emissioni, certamente. Un bilancio più deludente non potevamo farlo.

I protagonisti sono stati ancora questa notte i Paesi africani e i piccoli stati insulari. Ne ero convinto ieri pomeriggio quando sul treno che mi portava all’areoporto ho dovuto chiudere al volo un pezzo per “Famiglia Cristiana” (in edicola il prossimo giovedì) senza avere la palla di vetro per capire come finisse.
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Scacco alla regina

La regina è stata scortese, mica mi ha invitato a palazzo ieri sera. Eppure quando l’avevo vista domenica scorsa alla cerimonia in cattedrale mi era sembrata molto cordiale, una come noi. Stava in prima fila e cantava. Chissà che faccia avrà fatto ieri quando ha visto due attivisti di Greenpeace fare il loro ingresso indisturbati, subito dopo Hillary Clinton. La notizia mi è arrivata ieri sera mentre facevo il bilancio di queste giornate e i giornalisti mi hanno poi chiamato anche di notte per averne conferma. Ma come avranno fatto ad entrare? Questa la domanda di tutti, ma tanta esperienza ai G8 e ad altri vertici sarà servita, no? Solo in un paio di occasioni nella mia esperienza di ufficio stampa a Greenpeace abbiamo fermato un treno sbagliato o atteso invano una nave. Il lavoro di intelligence è enorme e questo spaventa un po’ se pensiamo che dei terroristi potrebbero fare altrettanto.

Intanto l’orologio fa tic tic tic e la bomba ad orologeria non è quella messa dai terroristi, ma il mondo se non si arriva ad una svolta a questo vertice di Copenhagen. Attendiamo sviluppi ma forse ci vorrà un giorno in più, come d’altronde si prevedeva fin dall’inizio.

Gabriele Salari

Calcio di rigore

Vestito con l’abito delle feste degli Indios, Evo Morales, presidente boliviano, ha appena terminato il suo intervento alla Cop15 lanciando una proposta davvero interessante che già raccoglie consensi, quella di istituire, nell’ambito delle Nazioni Unite, un tribunale ambientale che giudichi chi non rispetta il Protocollo di Kyoto e gli altri trattati sul clima che verranno. Giustizia, ci vuole giustizia, questo chiedono a gran voce i rappresentanti di molti Paesi in via di sviluppo a questa conferenza. E’ nata anche una nuova parola, “giustizia climatica”, usata da una vasta coalizione di Ong per chiedere che si presti attenzione alle nazioni che per prime soffriranno del cambiamento climatico, quelle piu’ povere.

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In marcia per il clima

C’è molto nervosismo oggi al Bella Center per le manifestazioni delle Ong. Appena entro nel centro congressi, alcuni rappresentanti di associazioni sono a terra con dei cartelli, circondati da diversi fotografi e da un cordone di sicurezza delle Nazioni Unite. Sono stato cacciato in malo modo da questi agenti nonostante il badge stampa: “Non sono affari tuoi cosa succede qui, allontanati”, impossibile quindi a distanza leggere i cartelli degli attivisti, chi fossero e cosa chiedessero.

Nella lunga marcia sotto il nevischio per raggiungere il centro ho visto anche altri attivisti che avevano violato in bicicletta la zona interdetta che venivano caricati sui mezzi della polizia. L’unico ponticello su un canale che poteva servire a raggiungere il Bella Center è stato chiuso da una palizzata e dal filo spinato, mentre poliziotti a cavallo pattugliano l’area. A riscaldare l’atmosfera nella plenaria ci ha pensato invece Hugo Chavez poco fa, chiedendo ai Paesi sviluppati di fare la loro parte in considerazione della loro maggiore responsabilità. L’intervento e’ stato molto applaudito (anche da giornalisti e osservatori che lo seguivano dai maxi scherzo disseminati ovunque) e ha molto divertito per i continui riferimenti ideologici: il presidente del Venenzuela ha anche mostrato un libro dal titolo “Come i ricchi distruggono il planeta”, parlando di lotta al capitalismo e del ruolo degli Usa.


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La lezione di Al

Avevo voglia di andare al cinema ieri sera e, uscito dal Bella Center, sono andato all’Istituto del cinema danese (il tempio di Lars Von Trier) a Norrebro, ma c’era una fila enorme e non proiettavano nessun film della rassegna di
documentari sull’ambiente in programma questi giorni. Una sorta di Cinemambiente alla danese, tanto che in sala era presente il regista di “Chi ha ucciso l’auto elettrica”, noto in Italia anche per la promozione che ne ha fatto Beppe Grillo.


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