Nel profondo nord della foresta boreale canadese
Cuki è una donna Cree, nativa di una delle comunità più antiche del Canada settentrionale, la Mikisew Cree First Nation. Cuki invece ha solo mezzo secolo di vita. Ci viene a prendere mentre con un trabiccolo a due eliche atterriamo proprio sul ciglio del grande lago Athabaska. In questo periodo è l’unico collegamento, le strade di ghiaccio che collegano Fort Chypewyan al resto del mondo si sciolgono durante l’inverno. E ogni inverno durano di meno a causa dei cambiamenti climatici.
Il paesaggio è meraviglioso, dall’acqua emergono degli isolotti rotondi e alberati, sembrano le schiene di animali che dormono sul fondo del lago. Nel lago Athabaska, a trecento kilometri da Fort McMurray, si riversano le acque dell’omonimo fiume. Quello che passa attraverso la regione devastata e avvelenata delle miniere di estrazione delle sabbie bituminose.
Cuki è un’attivista dei diritti delle comunità native dell’Alberta. Ci racconta che le acque del fiume scaricano nel lago sostanze tossiche e metalli pesanti. I casi di tumore, di una specie molto rara, sono molto superiori alla media nazionale. Non ha dubbi in proposito, oltretutto frequenta ogni giorno il piccolo ospedale della città e non è difficile accorgersi che qualcosa non va in un paesino di 1200 abitanti.
Le racconto che proprio oggi Greenpeace ha appena fatto un’azione in uno stabilimento della grande compagnia petrolifera canadese, la Suncor, bloccando uno di quei nastri trasportatori da cui passano le sabbie bituminose dopo l’estrazione. L’azione è stata un successo e ne ha parlato la stampa internazionale. Gli attivisti di Greenpeace hanno chiesto che i nuovi progetti di estrazione vengano bloccati dal governo canadese e che i leader del mondo prendano impegni ambiziosi a Copenhagen. Sono ragazzi arrivati da Brasile, Canada, Francia e Germania perché il suo problema riguarda tutti: il ‘petrolio sporco’ canadese che avvelena la sua comunità minaccia anche il clima globale, i paesi del sud del mondo e noi tutti.
Cuki sorride. Dai suoi occhi traspare grande forza.
5 Responses to “Nel profondo nord della foresta boreale canadese”
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luciana on October 1st, 2009
bravo andrea continua a raccontarci come i poteri forti distruggono il pianeta che e’ anche nostro, non solo loro, e continua soprattutto a lottare anche per quelli che non hanno la tua forza e il tuo entusiasmo oppure semplicemente non riescono a vedere e capire
Gianluca Urbanelli on October 4th, 2009
No comment. Estrarre petrolio dalle sabbie canadesi non ha proprio senso dal punto di vista energetico.
carolina on October 4th, 2009
devo dire che quando pensi al mondo così lontano da te ti sembra che le cose alla fin fine non ti riguardino veramente…ma poi leggere l’esperienza diretta di un ragazzo dell’età tua, con trasporto emotivo che traspare dalle parole scritte al mondo attraverso una tastira,ti fa scontrare contro la realtà.
una realtà fatta di orrendezze,di morte e malattie.
una realtà deteriminata dalla incuria e mostruosità dell’uomo,di persone come noi(o meglio,spero peggio di noi)…
bravo andrea!è bello sapere che ci sono persone come te che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta,per fermare la nostra condanna a morte!
ti ammiro!
kamilla on October 4th, 2009
ciao andrea bravo!!sono con te camilla
maurizio on October 6th, 2009
Ciao Andrea,
complimenti per quello che fai.